Antologia da “Il Ponte” (1965-1973)

Il pensiero politico di Riccardo Lombardi è ancor oggi attuale: le pagine di alcuni suoi scritti apparsi nella rivista “Il Ponte” di Pietro Calamandrei, evidenziano le sue riflessioni e le sue analisi sul neo-capitalismo finanziario, sul centro-sinistra, sulle prospettive del socialismo da cui nacque il famoso appello ad “una società diversamente ricca”, che si impone ora in modo sempre più forte in tutte le società industriali avanzate.

Lombardi e il Fenicottero

Obiettivo del libro è recuperare l’immagine di un politico atipico, eretico, che per onestà, coerenza, genialità, immaginazione, lungimiranza, fu portatore di un’identità umana assolutamente diversa rispetto alla idea di una politica ridotta a pura gestione del potere, lontano com’era dalle logiche opportunistiche. Ma non solo. Il libro ripropone anche la figura di Ena Viatto, il Fenicottero del titolo, staffetta partigiana, la compagna di Lombardi, la quale ebbe un ruolo importante nella vita dell’Ingegnere socialista.

La sua attenzione, vicinanza e comprensione senza appiattimenti e condanne, di quanto in quegli anni ribolliva nel mondo giovanile, studentesco ed operaio ma anche nel mondo femminile, ne hanno fatto uno dei punti di riferimento affidabili ed insostituibili, un argine solido alla violenza, anche verbale: la sua prassi politica, la non-violenza, non è stata affatto rinuncia alla contestazione dell’esistente, dello status quo, tutt’altro.
Lombardi per tanti, tantissimi giovani di ogni epoca, è stato il faro per orientarsi, un uomo di cui ci si poteva fidare a occhi chiusi: non ha vinto, quanto a consensi e voti, ma non è stato sconfitto dalla storia: il suo riformismo rivoluzionario non è finito sotto le macerie del Muro di Berlino come il comunismo. Il suo rammarico, la sua amarezza mai taciute ma sempre ribadite sono state la mancata ‘rivoluzione democratica e liberale’ nel passaggio dal ventennio fascista alla Repubblica, quando alla Costituente fu tolto il compito di legiferare, cioè intervenire per riformare, quando all’epurazione si preferì l’amnistia, quando ancora si inserirono i Patti Lateranensi nella Costituzione.

Storia del Partito d’Azione

Il libro racconta la storia del Partito d’Azione dalla sua fondazione nel 1942 al suo scioglimento nel 1947. Si ripercorrono la formazione del suo gruppo dirigente, il radicamento sociale e, soprattutto, il grande contributo dato dalle formazioni di Giustizia e Libertà alla lotta partigiana contro i nazisti e i fascisti. La narrazione si conclude con la diaspora che seguì alla dissoluzione del partito e che portò tanti azionisti ad innervare la cultura e la politica italiana.

La Rivoluzione Etica – Da Giustizia e Libertà al Partito d’Azione

Vittorio Cimiotta è un prezioso testimone delle vicende del Partito d’Azione. Nell’immediato secondo dopoguerra aveva preso la tessera della Fgr provenendo dai giovani simpatizzanti del Pd’A scioltosi nel 1947 dopo il grave insuccesso elettorale del 1946 che ne determinò l’anno dopo lo scioglimento. L’obiettivo del libro di Cimiotta non è quello del saggio accademico, ma di un vero e proprio manuale di storia azionista con una introduzione dello storico Nicola Tranfaglia e una preziosa appendice che riporta un vasto repertorio biografico dei principali esponenti di quei filoni del liberalismo, del liberalsocialismo, del socialismo-liberale, dell’azionismo che continuano a costituire, nel solco delle tradizioni migliori del liberalismo progressista, del repubblicanesimo, e del socialismo democratico ed europeista una scuola di pensiero politico, ma anche una palestra di etica pubblica finora non superata dalle esperienze di altri filoni dell’idealismo politico novecentesco. Prevale, nella chiave di lettura di Cimiotta, prima di ogni altra valutazione di ordine ideologico o politico, il giudizio morale sulle virtù che la grande maggioranza prima dei giellisti e poi degli azionisti seppero dimostrare sia negli anni della cospirazione antifascista, sia in quelli della lotta militare sia essa combattuta in Spagna a fianco dell’esercito repubblicano, sia nelle formazioni partigiane fra il settembre del 1943 e l’aprile del 1945. Il collegamento con la contemporaneità in questo libro è espresso dall’aspra critica che l’autore ha nei confronti di chi violi il senso del bene comune, il rispetto delle leggi dello Stato e soprattutto della Carta Costituzionale. Se da un lato Cimiotta esalta la lotta dei partigiani non si censura quando esprime la netta condanna di alcuni misfatti attuati da una ristretta minoranza di partigiani che si sarebbe dovuto perseguire penalmente senza indugio o il dramma delle foibe praticate contro settori della popolazione italiana istriana e giuliano-dalmata.

Nell’album di famiglia delle grandi correnti che diedero vita prima a Gl e poi al Pd’A sono anche raccolte le schede di 55 fra i più importanti dirigenti di quella straordinaria esperienza umana e politica. Oltre a personaggi di primo piano come Piero Gobetti, i fratelli Nello e Carlo Rosselli, Emilio e Joyce Lussu, Duccio Galiberti, Ferruccio Parri, Vittorio Foa, Riccardo Lombardi, Ugo La Malfa, Ernesto Rossi anche grandi figure di intellettuali come Norberto Bobbio, Franco Venturi, Aldo Visalberghi, Bruno Zevi, Aldo Capitini, Guido Calogero e altri ancora come Luigi Salvatorelli e Michele Cifarelli in strettissimo rapporto con l’Ami, per non parlare di Ernesto Rossi e Gaetano Salvemini e Altiero Spinelli e donne straordinarie come Ada Rossi, Ada Prospero vedova Gobetti. Il quadro che se ne riceve è assai utile per definire a 70 anni dalla fine della Seconda guerra mondiale quanto grado di sacrificio vi fu in chi, giovane o maturo che fosse, concesse alla sintesi fra libertà e giustizia il massimo della intensità esistenziale. Uno sprezzo del pericolo che non era lo sciupare la propria vita, se mai il contrario. La continuità fra un Primo ed un Secondo Risorgimento praticato prima nelle coscienze di minoranze e poi diventato patrimonio di tanti anche se non sempre con lo spessore interiore capace di tradurre in scelte radicali e definitive anche di tipo esistenziale. Per queste ragioni e per il valore attibuito alla Repubblica il libro di Cimiotta si iscrive nel solco della migliore pubblicistica al servizio di quelle aspirazioni che travalicano le urne, i sepolcri, gli stessi luoghi delle memorie.

Cimiotta è stato un dirigente nazionale della Fiap, Federazione Italiana AssociazionI Partigiane che raccolse i reduci soprattutto delle formazioni militari partigiane delle Brigate Matteotti, Mazzini e di Giustizia e Libertà che ebbero un ruolo assai rilevante nella Lotta di liberazione nazionale, oltre che essere un socio della Mazziniana.

Carlo e Nello Rosselli – Testimoni di Giustizia e Libertà

Con una capacità sintesi notevole e grande immediatezza, il libro ci restituisce una pagina di storia poco raccontata e apre alla storia di una famiglia ebrea singolare, figlia del Risorgimento e dell’ondata mazziniana, nella quale cultura e impegno sono stati un matrimonio indissolubile. Il testo è l’occasione per saldare l’Italia e la città di Firenze con un respiro europeo e oggi torna di particolare attualità. Soprattutto è lo spunto per una riflessione sulla democrazia nel senso più alto quale matrimonio tra Giustizia e Libertà, un gioco da equilibristi, sulle orme del socialismo e dei socialisti in chiave anti-marxista. Quando il pensiero è coraggioso e “scomodo” perché autentico rimane inascoltato.

Il libro di Valdo Spini diventa dunque uno stimolo per una rilettura critica del pensiero e della storia della liberazione dal Fascismo e l’avvio della giovane democrazia italiana nel contesto dell’Europa tra alterne vicende di totalitarismi e dittature.

Rivista Storica del Socialismo

Il secondo numero della nuova serie contiene un saggio di Paolo Bagnoli dedicato a Norberto Bobbio e il socialismo liberale, cui seguono l’articolo di Stefano Bruno Galli su Cesare Battisti, lo scritto di Marco Trotta su Ernesto Cesare Longobardi e le lotte del socialismo prefascista, lo studio di Marco Novarino sulle origini dell’anarchismo in Cina, l’indagine di Andrea Marchisio sul Partido Socialista Obrero Español e Unión General de Trabajadores durante la dittatura di Primo de Rivera, e l’articolo su Gilles Martinet e il socialismo italiano di Roberto Colozza. La sezione archivi e documenti in questo numero è dedicata alla descrizione dell’archivio di Antonio Giolitti, a firma di Gianluca Scroccu e Simona Luciani. A chiudere il primo fascicolo ventisei schede di lettura e numerose segnalazioni sui più recenti lavori della storiografia dedicata al socialismo.

Saluti introduttivi:

Filippo Del Corno Assessore alla Cultura, Comune di Milano

Aulo Chiesa Biblion edizioni

Interventi:

Brando Benifei Eurodeputato gruppo S&D

Angelo Turco Consigliere del Comune di Milano

Paolo Bagnoli Direttore “Rivista storica del socialismo”

Università degli Studi di Siena

Nicola Del Corno

Università degli Studi di Milano

Il Futuro della Democrazia

Si ripropone qui l’edizione uscita nel 1991 con l’aggiunta del discorso tenuto a Roma nel novembre scorso in occasione del conferimento del Premio Balzan per il Diritto e le Scienze della Politica. Nella Premessa alla prima edizione di questo libro, Bobbio osservava come i regimi democratici, almeno in Europa, si fossero andati estendendo e come il mondo sovietico fosse scosso da fremiti democratici. Oggi, quanto veniva annunciato sembra essersi compiuto, ma proprio per questo è necessario tornare a una visione realistica e disincantata delle “trasformazioni” e dei “limiti” di un sistema che ha sempre in agguato i pericoli della rivincita degli interessi particolari, della persistenza delle oligarchie, della educazione dei cittadini.

La Rivoluzione Liberale

Il saggio venne pubblicato nel 1924, quando Piero Gobetti aveva solo 23 anni, in 1000 esemplari e divenne subito introvabile, in quanto il regime richiese la distruzione di parte dell’edizione presso i magazzini della casa editrice. Durante il secondo conflitto mondiale, il Partito d’Azione tentò di recuperarlo e distribuirlo clandestinamente, ma il tentativo fallì per l’impossibilità di rinvenire tutto il materiale editoriale. Solo nel 1948, con la prima ristampa curata dalla case editrice Einaudi, il libro poté essere letto e diventare una pietra miliare della cultura italiana del dopo-guerra.

L’idea originaria è quella di una raccolta di articoli, poi Gobetti giungerà, su sollecitazione di Rodolfo Mondolfo, all’elaborazione di un progetto unitario, «un libro di teoria liberale, pensato e scritto secondo un piano organico», come scrive lo stesso Gobetti nella Nota conclusiva alla prima edizione.

Attraverso l’analisi critica della lotta politica in Italia, cogliendo la grande novità della forza popolare del movimento socialista e comunista, e partendo dall’idea del processo risorgimentale ancora da realizzare compiutamente, Gobetti sviluppa la teoria sulla formazione di una «classe politica che abbia chiara la coscienza delle sue tradizioni storiche e delle esigenze sociali nascenti dalla partecipazione del popolo alla vita dello Stato». Egli è convinto che non può formarsi Stato moderno senza il contributo delle masse operaie e contadine che si stanno affacciando sul proscenio della storia, ma queste vanno fatte incontrare con le energie migliori della società liberale, gli imprenditori “illuminati”, i risparmiatori. Questa è la Rivoluzione liberale, concetto, in verità, non molto diverso da quello di “blocco storico” elaborato da Antonio Gramsci.

E poi c’è l’analisi del fascismo che rappresenta il primo – peraltro in “presa diretta” – e serio tentativo di comprensione del fenomeno sociale e storico. Il paragrafo, L’elogio della ghigliottina, infatti, in maniera lucida e con una incredibile profondità di analisi, coglie prima di tutti il carattere istintuale e metafisico, più che ideologico, del fascismo, traducendolo così come “autobiografia della nazione”, e principalmente come rivoluzione del ceto medio.

Il pensiero di Gobetti ancora oggi offre campo per dispute storico-politiche a dimostrazione, d’altro canto, della sua attualità storica. Grande merito, comunque, va riconosciuto a coloro che cercarono di rinnovarne memoria ed insegnamento: il movimento di Giustizia e Libertà sul piano politico, l’opera di Carlo Rosselli e del filosofo Norberto Bobbio, sul piano della riflessione filosofica.

Socialismo liberale

Socialismo liberale – Carlo Rosselli

Il libro apparve per la prima volta a Parigi nel 1930 e, in realtà, pone una questione ancora oggi aperta, finito il Novecento, nel dibattito politico, non solo nazionale: come conciliare, in un contesto economicamente efficiente, libertà individuale e giustizia sociale.

Il punto centrale della risposta offerta dal Socialismo liberale di Rosselli è Marx ed il superamento del suo pensiero. Il saggio, infatti, parte proprio da una sintesi del pensiero marxista e dei diversi revisionismi – considerati altrettanto inadeguati – cui vengono dedicati i primi quattro capitoli. Il quinto capitolo è quello nodale che ha per titolo, infatti, Il superamento del marxismo. Come lo stesso autore precisa, non si tratta di ritornare a concezioni ingenue del socialismo, ma di dare a Marx il giusto ruolo nell’ambito del pensiero politico, quello che, ad esempio, Kant occupa nel pensiero filosofico. Quanto al superamento, la chiave di volta sta nel riaffermare la supremazia dei fini su quella dei mezzi. «Lo storicismo e l’utopismo di Marx gli fanno teorizzare il mezzo – la socializzazione – e dispregiare il fine – l’umanità. (…) Il socialismo, più che uno stato esteriore da realizzare, è, per il singolo, un programma di vita da realizzare».

Nel sesto capitolo arriva la proposta del socialismo liberale: «Ormai la tendenza è (…) in favore di forme di conduzione per quanto possibile autonome, sciolte, correlative ai vari tipi di imprese, che ne rispettino le tanto varie esigenze: forme municipali, cooperative, sindacali, forme miste, con innesto dell’interesse generale sul particolare, forme individuali e familiari, a seconda delle tradizioni, della tecnica, dell’ambiente, ecc. Dello stato industriale, agricoltore, commerciante, tutti hanno uno scarso concetto (…)».

Il modello di socialismo che propone nel capitolo VIII prende a modello il laburismo inglese, perché antimarxista, antiideologico, federativo, come pensiero; l’esperienza del self-government americano, come azione.

Un capitolo a parte è quello dedicato alla Lotta per la libertà nel quale Rosselli si fa carico di rinnovare la memoria e l’insegnamento laico di Gobetti. In particolare, ne riprende la profonda analisi del fascismo e ne rinnova la grande intuizione che il problema principale in Italia è quello della libertà e che per la prima volta nella nostra storia questo nodo – la rivendicazione dei diritti fondamentali dell’individuo e del principio dell’autogoverno – si è posto e si pone ancora come problema di un intero popolo e non solo di una ristretta setta di iniziati.

La modernità del pensiero di Rosselli e di tutto il filone del socialismo liberale sta nella sua “liquidità” rispetto ad una società che si coglie già estremamente complessa e stratificata, «in un mondo in continua vertiginosa trasformazione». Un pensiero politico così attuale, senza alcuna affermazione di stile, da aver lasciato tracce feconde nelle riflessioni di John Rawls e in tempi ancora più recenti di Amartya Sen, nel più ampio dibattito sulla Democrazia del futuro, tutta da riscrivere, tanto nei contenuti, quanto nelle formule.